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Brexit: quali saranno i cambiamenti effettivi a lungo termine?

I giorni a seguito della Brexit hanno indubbiamente portato un’insicurezza globale in tutti i campi: il crollo improvviso della sterlina, il calo dei prestiti, l’incertezza riguardo il “piano Brexit” e il suo conseguente effetto sui margini di profitto.

Non si possono affatto negare l’impatto a breve termine e le conseguenze negative causate nei mercati finanziari di tutta la nazione, in particolar modo a Londra, metropoli di grande apertura internazionale.
La preoccupazione maggiore da parte di ogni impresa, piccola o grande che sia, è se gli eventi politici dello scorso mese riguarderanno un cambio permanente nell’ambito finanziario e imprenditoriale o se si tratta semplicemente di una nuvola passeggera.

Secondo la maggior parte degli operatori di ospitalità sembra trattarsi più della seconda. Un’indagine condotta recentemente da EPOS su 500 piccole imprese del mercato dell’ospitalità rivela che il 64% di esse é ottimista riguardo le prospettive imprenditoriali al di fuori dell’Unione Europea, a causa della Brexit. Anche MCA ritiene che il mercato della ristorazione dovrebbe aumentare nel giro d’affari del 2016.
A supporto di questa sensazione di ottimismo vi è un’analisi dei recenti eventi politici e sui fattori che determineranno il futuro del paese.

Innanzitutto, va sottolineato che il referendum riguardava l’Unione Europea, non l’accesso al mercato unico.
La Gran Bretagna potrebbe aver preso la decisione di lasciare l’Unione politica e, di conseguenza, la nazione perderà il suo posto nel Consiglio dei Ministri, il diritto di veto sulle nuove leggi EU e quello di accedere al Parlamento Europeo.
Tuttavia, come dimostrato dai membri dello Spazio economico europeo e dell’Associazione europea di libero scambio (i quali continuano ad adoperare scambi senza tariffe e a beneficiare della libera circolazione dei lavoratori), questo non implica necessariamente che sarà il mercato interno a rimetterci.

L’economia inglese dipende sostanzialmente dal mercato unico, in particolare per coloro che fanno affidamento su importazioni ed esportazioni nel continente. L’accesso al mercato unico garantisce il libero scambio, e richiede rigide condizioni riguardo alla concessione della libera circolazione dei lavoratori; a prova di ciò, tutti i segni iniziali sembrano suggerire che quest’accesso resterà ancora attivo.
Inoltre, va ricordato che la decisione di lasciare l’UE attraverso la Brexit è stata portata a termine dal pubblico generale, e supportata da coloro che vivono al di fuori di Londra, soprattutto nelle aree rurali o in quelle città marginalizzate del Nord dell’Inghilterra.
Eppure, non è al pubblico generale che spetta affrontare la decisione di uscire dall’Unione Europea; l’accesso al mercato singolo verrà infatti negoziato da un Parlamento che era largamente a favore del “restare” e, molto più importante, da un Primo Ministro e un Cancelliere che hanno dichiarato il mercato unico come la ragione primaria a supporto della permanenza nell’Unione.

Tra l’altro, il nuovo Cancelliere Philip Hammond ci ha tenuto a sottolineare che la Gran Bretagna negozierà l’accesso al blocco commerciale.
Le autorità politiche riconoscono che più del 40% delle esportazioni britanniche è diretto al’Unione Europea (tasso molto più alto rispetto alle esportazioni in America, con solo il 18%), che il commercio verso le nazioni del Commonwealth è ben lontano dal sostituire il commercio Europeo, e che l’accesso al mercato singolo è vitale per gli investimenti stranieri. In particolar modo, questi fattori vengono loro ricordati continuamente dai lobbisti e dagli interessi di grandi imprese il cui successo è strettamente dipendente dalla continua adesione del Regno Unito al mercato unico.

Bisogna anche notare che il voto a favore del “restare” ha vinto nelle 28 municipalità della capitale, con un totale di 2,2 milioni di voti.

Verrà fatta inoltre una significativa pressione sul Primo Ministro, sia da parte delle autorità politiche che dei cittadini di Londra, in modo che si possa arrivare a un accordo che permetta alla città di continuare a beneficiare del libero scambio e dell’afflusso di persone di talento dal resto del continente.
Subito dopo la Brexit il sindaco di Londra Sadiq Khan ha difatti dichiarato che si impegnerà a proteggere i diritti dei cittadini europei residenti nella sua città, e ha inoltre espresso la sua fiducia nel fatto che Londra, in un modo o nell’altro, continuerà ad accedere al mercato unico.
Le azioni immediate del nuovo Primo Ministro Theresa May lasciano sperare che il governo non abbia alcuna intenzione di prendere iniziative affrettate per rompere i legami economici da cui il Regno Unito (e specialmente Londra) dipendono così tanto.
La May ha ritenuto importante incontrare le sue controparti di Germania e Francia prima di discutere le procedure di uscita dall’Unione Europea.
Questo suggerirebbe che il Primo Ministro preferisca avere un piano concreto, prima che il processo lungo due anni per lasciare l’Unione abbia inizio.

Tra l’altro, il leader inglese ha cercato di guadagnare tempo insistendo sul fatto che, prima di iniziare il processo di uscita, sarebbe meglio concludere un accordo con il Primo Ministro scozzese Nicola Sturgeon.
Il Cancelliere Philip Hammond ha anche suggerito che bisognerebbe avere un approccio cauto verso l’uscita del Paese, dichiarando che, per emanare un accordo adeguato, potrebbero volerci fino a quattro anni, durante i quali il Regno Unito continuerà comunque ad essere un membro dell’UE.
È senz’altro vero che la Brexit ha avuto un impatto imminente, e che ora più che mai per le aziende è importante avere un approccio attento, chiedendo consiglio a coloro che hanno avuto un comprovato passato di successo e diffidando dalle idee ad alto rischio.

Per cui questo vuol dire che Londra non sarà più aperta alle imprese e agli affari?
Per ora sembra di no. Da quanto si può constatare, la città continuerà il suo sviluppo, e una volta che la nuvola passaggera di insicurezza sarà passata le imprese potranno ritrovarsi in questa fantastica città con buone prospettive a lungo termine.

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